Archivi del mese: novembre 2010

I due viaggiatori

Viaggiatori in realtà e fantasia
Nel nuovo libro di Paolo Ciampi le storie parallele di Odoardo Beccari e Emilio Salgari

Firenze, 30 novembre 2010 – L’esploratore e lo scrittore. Lo scienziato e l’inventore di storie. L’uomo che ha toccato il mondo con mano e l’ufficiale di marina mancato. Odoardo Beccari (1843-1920), grande viaggiatore e naturalista fiorentino ed Emilio Salgari (1862-1911), che ha regalato a tante generazioni tutto il fascino della grande letteratura di avventura, sono raccontati dal giornalista e scrittore fiorentino Paolo Ciampi ne I due viaggiatori (Mauro Pagliai Editore, pp. 192, euro 12), seconda uscita della collana «Le non guide» resa celebre dal caratteristico formato pentagonale.
Apparentemente i due hanno poco in comune, se non il fatto che Salgari, uomo che non ha mai viaggiato, si è servito dei resoconti di Beccari per ambientare le sue storie di Sandokan e dei pirati della Malesia. Cosa che proprio Ciampi ha raccontato nel fortunato libro del 2003 Gli occhi di Salgari, vincitore di premi quale il Castiglioncello. Ma se Gli occhi di Salgari era soprattutto una biografia di Odoardo Beccari, l’uomo che esplorò il Borneo e, tra le altre cose, scoprì il fiore più grande del mondo – con questo nuovo libro il tema è soprattutto quello del viaggio, o meglio dei diversi tipi di viaggio che ci è dato fare: il viaggio “vero”, ma anche il viaggio di fantasia, sulle ali dei sogni o anche delle letture. Odoardo ed Emilio, appunto, due storie parallele. Odoardo, l’uomo che abbraccia il mondo con la sua irrequietezza, con la sua voglia di conoscere popoli e continenti, di toccare con mano. Ed Emilio, l’uomo che se ne rimane a casa, però è attratto da tutto quanto è remoto, sconosciuto, distante. Entrambi raccontati con la penna di Paolo Ciampi, esperto di letteratura di viaggio e creatore del blog ilibrisonoviaggi.blogspot.com, che torna con questa ultima uscita a percorrere un cammino tra storia e fantasia, tra paesaggi esotici e avventure d’altri tempi.

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Il Vallo Ligure

Mercoledì 24 Novembre, ore 18

Libreria La Feltrinelli

Via Ceccardi, 16 r (Genova)

Presentazione del libro

IL VALLO LIGURE

La linea difensiva allestita dalle forze nazifasciste

di Gabriele Faggioni

EDIZIONI LIGURPRESS

Illustrerà il testo

Alberto Rosselli

(giornalista e storico)

Il Vallo Ligure(Ligurpress) di Gabriele Faggioni racconta la linea allestita dalle forze nazifasciste dopo l’8 settembre 1943 lungo le coste liguri. Una linea difen siva che doveva ostacolare un temuto sbarco angloamericano nel Golfo di Genova, che avrebbe permesso alle truppe alleate di raggiungere velocemente la pianura padana e i confini meridionali del Reich. Sono queste strutture che ancora oggi risultano ben visibili in larga parte della Liguria, da Punta Bianca (Ameglia), sull’isola del Tino, a Monterosso, Chiavari, Albenga, sul monte di Portofino.

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La laringe umana

Miriam Jesi “La laringe umana”

Ed. Tiziano

Il libro è composto da 134 pagine in formato 15×20, stampato su carta certificata FSC,

rilegato con punto refe e corredato da 50 disegni originali.

INDICE

1. Introduzione
Premessa
Struttura del libro
Ringraziamenti

2. Funzioni e struttura della laringe

3. Evoluzione della laringe: la nascita di una doppia valvola, il rapporto con la pressione e i registri vocali

4. La laringe e la sua rete di collegamenti

5. La laringe e le connessioni profonde: la centralità della laringe

6. La laringe e l’aria che suona


7. Simboli nella laringe


8. Laringe e sessualità

9. La laringe, la psiche e le relazioni umane


10. La fonazione pre-verbale inconscia


11. Le strutture cerebrali e le funzioni laringee


12. La voce, la Caduta
Il culto
Il rituale
La ripetizione
La trasformazione culturale
Liberare la laringe e la fonazione dai modelli della cavità orale

La musica si è sviluppata grazie alle caratteristiche funzionali della laringe
Le note acute
Il ruolo del compositore
Il ruolo dell’interprete


13. …et in saecula saeculorum…
La ripetizione rituale
Contemplazione
Il tempio della laringe, Domus Dei
La Città Santa
La croce – “Per Crucem ad Lucem”
Il cuore nella laringe
La gravitazione terrestre
Il sorriso
La gravitazione celeste

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Libro digitale, ma non troppo

Entro il 2015 il mercato dell’e-book dovrebbe raggiungere quota 25%. Però il cartaceo riuscirà a resistere

Entro il 2015, il 15-20 per cento dei libri sarà venduto in formato digitale, grazie alla progressiva diffusione di tablet e altri supporti di lettura. I volumi cartacei tuttavia, non perderannofortunatamente il loro fascino agli occhi degli appassionati. A rilevarlo è stato uno studio della società di consulenza Bain, realizzato per il terzo Forum di Avignone al fine di analizzare le evoluzioni del mercato librario con l’entrata in scena dell’e-book.

Nei prossimi 5 anni, prevede la ricerca, i prezzi delle tablet diventeranno più accessibili, e l’abitudine alla lettura direttamente dallo schermo senza passare da supporti cartacei sarà sempre più diffusa tra il grande pubblico. La quota di mercato dei libri digitali, quindi, continuerà inesorabilmente a crescere, arrivando dal 3-5 per cento di oggi al 15, 20 o addirittura 25 per cento. Un’evoluzione che, rilevano sempre gli esperti di Bain, farà bene al mercato editoriale, dato che una grossa fetta dei possessori di un lettore di e-book, il 42 per cento circa, dice di leggere più di prima da quando utilizza il supporto digitale, e solo il 7 per cento dichiara di leggere meno.

Merito, spiega lo studio, di «semplificazione dell’atto d’acquisto e portabilità della biblioteca», ma anche di un «effetto novità» legato alla voglia di sperimentare un prodotto tecnologicamente innovativo.

Per la gioia degli amanti del buon vecchio libro, tuttavia, la voglia di high-tech, non avrebbe conquistato ancora tutti i lettori. Il 41 per cento degli intervistati da Bain, infatti, dichiara di «non potersi privare dell’esperienza della carta». Una percentuale che, precisano i realizzatori dello studio, resta sostanzialmente costante nei diversi Paesi esaminati e anche nelle varie fasce d’età, dagli adolescenti agli over 65. Il dato in questione fa quindi ben sperare non soltanto una certa fetta di lettori, ma anche gli editori tradizionali che pur cercando di adattarsi alla rivoluzione digitale restano affezionati al formato cartaceo. «Regalare un bel libro per la fine dell’anno resta un’idea formidabile» commenta nel dibattito di presentazione dello studio Antoine Gallimard, patron dell’omonima casa editrice francese. Gallimard non non sembra preoccupato per l’avanzata dela digitalizzazione: «Noi editori siamo qui per offrire il gusto della lettura, il piacere di leggere – spiega – e finchè ci saranno l’amore per lo scrivere e la voglia di raccontare avremo un futuro». L’importante, precisa l’editore, è che si crei «uno spazio digitale legale», in cui la diffusione sul web dei libri si accompagni alla tutela del copyright e dei diritti morali dell’autore e dell’editore.

Valentina Noseda

* * *

Tratto da Linea del 10 novembre 2010.

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Fiabe russe

tutto questo silenzio Gennadij N. Medvedev

Fiabe russe

Le fiabe russe di Medvedev, più primitive e primigenie rispetto a quelle di Afanasjev, prive di dimensioni magiche e soprannaturali, possiedono una straordinaria semplicità e immediatezza. Elementi tradizionali e segmenti di altri patrimoni favolistici si mischiano a originali ritmi narrativi e soprattutto all’intenzione di presentare la vicenda così com’è nella versione popolare, che non prevede moralismi di alcuna sorta: la fiaba riprende così la sua finalità precipua, quella di essere un racconto semplice e piacevole, naif e simbolico, infantile e saggio, ambiguo e complesso che non mira a redimerci e a purificarci, ma a procurarci un momento di piacere e di distensione, oltre che di conoscenza di altre culture, di altri popoli, di altre voci del mondo.

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Manifesto antimoderno

IN LIBRERIA PER I TIPI DELLA RUBBETTINO
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MANIFESTO ANTIMODERNO

di Luigi Iannone
Prefazione di Marcello Veneziani

Questo libro è un viaggio tra filosofia e letteratura, sociologia e politologia, cinema e poesia, che interseca i mali del nostro tempo e incrocia attenti osservatori come Bauman e Pasolini, Dostoevskij e Jünger, Heidegger e Arendt, Marcuse e Tolkien, Galimberti e de Benoist, Marramao e Latouche, Weil e Bergman, Mishima e Severino, Lévi-Strauss e Giddens, Castoriadis e Baudrillard. È una provocazione e un confronto con le contraddizioni del presente, che non scade mai nel nostalgismo. Una critica della modernità che mette sotto accusa una società piegata dal materialismo e dalla paura; impotente di fronte all’eclissi del sacro; confusa da depressione, frenetismo e noia; in preda al delirio dello sviluppo infinito e irrigidita dal dominio della Tecnica; che ha rinunciato alla Bellezza e all’Arte per rifugiarsi nel kitsch; che si è abbandonata al populismo e ha confuso la libertà con il pensiero unico planetario.

Luigi Iannone (Caserta 1969) è laureato in Scienze Politiche. Si occupa di Storia delle idee e, in particolar modo, del rapporto tra pensiero conservatore e modernità. Tra le sue pubblicazioni, ricordiamo: Il 1799 in Terra di Lavoro. Storia, storiografia e controrivoluzione (1998), Un conservatore atipico. G. Prezzolini, intellettuale politicamente scorretto (II ed. 2003), Tolkien e Il Signore degli Anelli (2003), Junger e Schmitt. Dialogo sulla modernità con saggio introduttivo di Marcello Staglieno (2009). Ha collaborato con Ernst Nolte, con il quale ha pubblicato il libro-intervista Storia, Europa e Modernità (2008) e curato e prefato La rivoluzione conservatrice nella Germania della Repubblica di Weimar (Rubbettino, 2009).
Nel 2010 ha curato il libro-intervista al filosofo Roger Scruton, Il suicidio dell’Occidente. È tra i fondatori dell’ISIS (Istituto Italiano di Scienze Sociali) di Napoli e ha vinto nel 2003 il Premio Nazionale della Cultura, istituito dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri per l’attività saggistica.

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Il teatro di Pirandello

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Ettore Catalano
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Le caverne dell’istinto
Il teatro di Pirandello
Collana: Letterature
2010, 240, € 20.00

ISBN: 978-88-6194-087-1

Il libro

I saggi raccolti nel volume si propongono di rileggere l’avventura teatrale di Pirandello, intrecciando le piste della testualità drammaturgica con le possibili indicazioni interpretative e creative che nascono dalla messinscena delle scritture. Storie di storie in cui attori e registi si inseriscono tra la polvere sacra dei testi e danno loro vita sulle scene, spesso contribuendo a costruire il fascino segreto dei testi teatrali, non l’evidenza apparente delle loro «trame», ma la tessitura interna del loro apparire. Nel vasto repertorio delle maschere pirandelliane, un ruolo decisivo, all’inizio, viene svolto dalla geniale e precoce intuizione dell’umorismo che, già con «L’esclusa», spiazza l’universo delle donne tramutandolo in perfida e cinica prigione di forme. Così nascono le indimenticabili maschere dimenticate, i «cornuti» pirandelliani, dai meno noti Tararà e Bellavita ai grandi come Agostino Toti, Baldovino e Ciampa, la cui rivolta è feroce: la rivolta dei sottomessi e dei subalterni che non accettano più la menzogna del destino. Nel vasto repertorio di quelle maschere, a partire da un certo momento in poi della storia pirandelliana, quando Pirandello si farà faustiano «direttore» dei suoi incubi portandoli sulla scena, irrompono le creature femminili, artefici di un contrasto terribile in cui la soggettività femminile, l’ansia di rivincita e di rivalsa sentimentale e sociale genera un formidabile effetto erotico, una libido spiazzante e incontrollabile che disgrega vecchi statuti e ruoli sociali, rimescola le carte del consumo teatrale, distrugge polverose convenzioni e fissità di ruoli. Da tale lancinante scoperta si genera un incendio di passione e di morte, un rogo «liturgico» nel quale i «maschi» pirandelliani, spesso ridotti a fantocci nel retropalco del desiderio o a sterili interlocutori sulle frontiere del nulla, precipitano, a volte con la determinazione dei martiri, a volte con l’inattesa capacità di reinventarsi architetti angelici di una sorprendente e fascinosa carità, di un sogno o di una nuova idea di teatro, lontanissima dai ricatti politici del regime fascista.

L’autore

Ettore Catalano, dopo aver insegnato per molti anni nell’Università di Bari, oggi è ordinario di Letteratura Italiana nella Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università del Salento. In numerosi articoli, saggi e libri si è occupato della letteratura italiana dell’Ottocento (Foscolo, Carducci) e del Novecento (Pavese, Vittorini, Flaiano), non trascurando i contemporanei e la letteratura regionale (i saggi dedicati alla storia del comico e del tragico nel teatro pugliese tra Otto e Novecento, gli studi su Raffaele Nigro e il volume a sua cura dedicato alla «Letteratura del Novecento in Puglia»). Molti suoi contributi sono dedicati all’analisi delle problematiche legate alla messinscena teatrale e alla drammaturgia otto-novecentesca (da Verga a De Roberto, da Rosso di San Secondo a Pirandello). Svolge anche una intensa attività di drammaturgo e di regista teatrale, dirige collane di saggistica letteraria e presiede da anni il Comitato di Brindisi della Dante Alighieri. Tra le ultime opere curate dall’autore, ricordiamo, per i nostri tipi, «La metafora e l’iperbole. Studi su Vittorini» (2007), «Letteratura del Novecento in Puglia. 1970-2008» (2010, II ed.) e «Narrativa del Novecento in Puglia. 1970-2008» (2009).

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