Archivi del mese: novembre 2012

Gustav Meyrink, Il Domenicano bianco

Venerdì 30 novembre 2012 h. 18.30
Bistrò del Tempo Ritrovato
Via Foppa 4, Milano

Presentazione di
Gustav Meyrink
"Il Domenicano bianco"
Nuova edizione a cura di Gianfranco de Turris
Traduzione di Julius Evola
Appendice: "Meyrink e l’esoterismo": testi di Julius Evola, Massimo Scaligero,
Serge Hutin, Jean-Pierre Bayard, Gérard Heym
Edizioni Bietti, Milano 2012, pp. 290, euro 19,00

Interverranno:
Luca Negri, "Il Giornale"
Gianfranco de Turris, curatore del volume
Andrea Scarabelli, Edizioni Bietti

Per info: ufficio.stampa

L’Archeometro:
1. Davide Bigalli, "Un’altra modernità"
2. Ezra Pound, "Carta da Visita"
3. Luca Gallesi, "C’era una volta… l’economia"
4. Gustav Meyrink, "Il Domenicano Bianco"

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I due volti del Venezuela

I due volti del Venezuela
Esce tragico libro verità dell´imprenditore che ha vissuto trent´anni nel paese di Chavez

Firenze, 19 novembre 2012 – C´è il Venezuela della foresta amazzonica, delle spiagge incantevoli e della natura incontaminata. E c´è il Venezuela della criminalità, del sangue e del terrore. Come a Caracas, la città che non dorme mai, dove la notte scatta il coprifuoco e le bande armate girano liberamente. Dove ogni fine settimana le sparatorie mietono tra le cinquanta e le ottanta vittime, e quasi tutti i casi restano insoluti. A raccontare la doppia faccia del paese governato da Ugo Chavez è Gianni Cappellin, imprenditore di origine veneta che in Venezuela vive da trent´anni e che ha deciso di raccontare la sua esperienza, culminata in un tragico episodio lo ha portato a un passo dalla morte. Il suo libro verità, intitolato L´uomo di sale. Il mio Venezuela rosso sangue e smeraldo (Mauro Pagliai Editore, pp. 256, euro 10) è una testimonianza lucida e drammatica su un mondo lontano fatto di luci ed ombre, dove è possibile trovare nel giro di pochi giorni la propria fortuna così come la propria rovina.
Cappellin, 55 anni, è nato a Milano da famiglia veneziana. Laureatosi in Economia alla Bocconi, è espatriato nel 1980 in Venezuela, dove ha fondato il gruppo di imprese "Alnova", importanti aziende del settore wine & spirits. Nel luglio del 2011, durante una gita in barca con la figlia Claudia, viene aggredito e sequestrato da un pescatore da cui aveva comprato alcune aragoste. Ferito alla gola, in bilico tra la vita e la morte, dopo un´intera, interminabile notte di paura riesce per miracolo a salvare se stesso e la giovane Claudia, obiettivo principale dell´agguato. Quell´esperienza terribile lascerà in entrambi una traccia indelebile, rinnovando allo stesso tempo l´amore per la vita. Cappellin racconta, con il piglio efficace e coinvolgente del vero narratore, un paese violento all´estremo, una realtà magica ed efferata, un "paradiso azzurro cobalto dietro al quale si cela anche un orrendo buio".

9788856402438.jpg Gianni Cappellin

L´uomo di sale
Il mio Venezuela rosso sangue e smeraldo
Mauro Pagliai, 2012
Pagine: 256
Formato: br., 12×17
ISBN: 9788856402438

Collana: Libro verità / Nuova serie, 14

Settore: L6 / Diari, memorie
Altri settori: TL7 / Geografia, viaggio, guide / SS1 / Politica

Prezzo: 10.00 €

«Zitto o ti uccido!» ripete feroce l’uomo di sale, come se la lama puntata alla gola da sola non bastasse a rendere l’idea di una terribile minaccia.
Il paese che Giovanni Cappellin ha scelto nei primi anni ’80 per ripartire da zero, dopo una prestigiosa laurea alla Bocconi, è il Venezuela. È il paese delle foreste incontaminate dell’Amazzonia. Ed è anche la terra selvaggia dei Guajiros. Solo a Caracas ogni fine settimana si registrano dai cinquanta agli ottanta casi di morti ammazzati in violenti scontri a fuoco. Queste pagine fotografano una realtà magica ed efferata allo stesso tempo: dai successi professionali dell’autore al suo incontro con Lidia, la moglie, fino al luglio 2011 quando, durante una breve vacanza all’isola della Tortuga, Giovanni viene aggredito insieme alla figlia. Quella che seguirà sarà una lunga nottata di terrore, descritta nei particolari più atroci, ma che saprà tirar fuori dai protagonisti un rinnovato amore per la vita. Con uno stile efficace e coinvolgente Cappellin ci restituisce così tutto il fascino di un paradiso azzurro cobalto dietro al quale si cela anche un orrendo buio.

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Schiavi degli dei

Biagio Russo

Schiavi degli dei. L’alba del genere umano

Drakon Edizioni

vcm.asp?copertina=9788890484704&prodotto=libro

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La vita sotto l’acero

La vita sotto l’acero

Autore: Romualdas Granauskas
Collana: Nuove Lune 97
Categoria: letteratura straniera/lituana
Pagine: 132
ISBN 978-88-497-0856-1
€ 13,00

Non sono più terre vergini quelle che ospitano la vecchia Monika Kairienė. In quello che un tempo era un villaggio, ora domina la solitudine e lo spaesamento. Stando “sulla pietra della soglia” della vecchia casa diroccata ai margini del centro cittadino, “Kairienė la nera” è l’unica persona che è rimasta per preservare la memoria del marito e del figlio morto. A seguito delle sofferenze subite durante la dittatura sovietica, con la spoliazione dei beni e delle terre in seguito alla collettivizzazione, per lunghi anni le genti del villaggio lituano si sono assoggettate al miserabile sussidio che proveniva loro dal lavoro nei kolkhoz. Dopo la liberazione la modernità ha cancellato per sempre lo stile di vita contadino, sono arrivate le macchine “rombanti” sulle strade asfaltate di fresco, i rapporti tra gli uomini sono diventati ruvidi, tutti hanno lasciato la terra per trasferirsi verso “l’abitato”.La vita sotto l’acero rappresenta una raffinata metafora sulla rapacità degli uomini nelle società moderne. È un romanzo di protesta lirico nel quale, attraverso la voce e i ricordi della protagonista, il passato si confronta con il presente, senza rimpianti elegiaci, ma con la forza persuasiva della memoria.

 

Romualdas granauskas, giornalista (radio e Tv) e professore, è autore di numerosi racconti, piéces teatrali, sceneggiature cinematografiche e romanzi (Il sacrificio del toro, 1975; Una corona bianca per una locomotiva nera, 1987; La vita sotto l’acero, 1987).È uno dei più importanti scrittori della cosiddetta “Rinascita lituana”. Le sue opere non sono state mai tradotte, finora Granauskas era apparso soltanto in riviste specialistiche. Besa Editrice, pubblicando La vita sotto l’acero, rompe il silenzio su un autore importante dei nostri tempi.

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Miele

Miele

 

Ian McEwan

La prima voce narrante femminile di McEwan dall’epoca di Espiazione, Serena Frome, è una figlia degli anni Sessanta senza slogan né rivoluzioni, una figlia borghese cresciuta dal padre vescovo entro i confini protetti di una cattedrale, lontana dalle inquietudini politiche e sociali che sferzano la Gran Bretagna dei primi anni Settanta. La sua iniziazione al mondo si compie attraverso un amante maturo, docente di storia e amico personale del ministro dell’Interno, che a Serena insegna ad accostare il giusto vino al giusto cibo e a contemperare la baldanzosa lettura di Sol¿enicyn con quella approfondita di Churchill, e che, prima di sparire misteriosamente dalla sua vita, le spezza il cuore e le regala un mestiere: un incarico all’MI5.

Che cosa possono volere ai piani alti della prestigiosa agenzia d’intelligence britannica da una bionda ragazza di buona famiglia con una mediocre preparazione matematica faticosamente rimediata a Cambridge e una prodigiosa, ancorché superficiale, rapidità di lettura? Farne una pedina nella cosiddetta “guerra fredda culturale”: Serena parteciperà all’operazione “Miele”, con la quale l’agenzia intende finanziare occultamente scrittori ritenuti affini alla causa dell’Occidente trasformandoli in inconsapevoli agenti della propaganda anticomunista. Il candidato ideale è individuato in Tom Haley, promettente autore di alcuni apprezzati racconti e di qualche articolo critico nei confronti del blocco sovietico. Serena s’immerge nel suo mondo: l’amore per Spenser e la grande letteratura, l’impianto narrativo dei suoi scritti, la forza espressiva. Dei suoi racconti s’innamora subito, dell’uomo poco dopo. E per lei cominciano i guai: a quante menzogne può reggere un amore? Come travestirsi di fronte al sentimento che più di ogni altro denuda? Quanto a lungo i servizi segreti più efficienti d’Europa tollereranno un simile groviglio? E quando la Storia bussa e spinge tutto intorno, poi, come proteggere i confini del proprio piccolo mondo fittizio? McEwan mescola volentieri le carte di realtà e finzione: i camei che ritaglia fra le pagine – lo scrittore Martin Amis, l’editore Tom Maschler, il critico Ian Hamilton – hanno la vividezza dell’autobiografia e i racconti di Tom Haley assomigliano molto ad altrettante versioni di opere giovanili dell’autore… Seguire e distendere ciascun filo e attendere che formino il quadro dello stupore è un piacere che nessun autore più di McEwan sa regalare.

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Sono tutte storie

 

Sono tutte storie

Leggete quello che vi piace, non quello che vi annoia.” Questo semplice precetto è alla base della “filosofia di lettura” di Nick Hornby e anima anche questa raccolta di consigli, pubblicati tra il maggio 2010 e il dicembre 2011 sul “Believer”. In queste pagine, sempre molto originali e fuori dagli schemi, Hornby ci spiega non solo che cosa leggere, ma anche come farlo. E come sempre i suoi spunti sono spiritosi, dettagliatissimi e assolutamente imprevedibili, sia che ci parli di una poderosa e tetra biografia di Dickens, letta mentre i suoi figli giocano nella stanza accanto causando danni irreparabili, sia che ci racconti di una biografia di Céline Dion letta durante una combattutissima partita di calcio del suo amatissimo Arsenal, oppure ancora di un’intera serie di libri per ragazzi divorata durante una vacanza. Da ogni pagina traspaiono la gioia e la disperazione, il divertimento e la noia che accomunano tutti i lettori, che siano raffinati gentiluomini chiusi in eleganti salotti a leggere dietro il loro monocolo o persone comuni che, come lo stesso Hornby, oltre alla lettura sono anche molto interessate alle vicende dei partecipanti ai reality…

Data di uscita: Nov 2012.

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Più lontano ancora

Più lontano ancora

 

FRANZEN JONATHAN

Nel Pacifico meridionale, a ottocento chilometri dalla costa del Cile, c’è un’isola vulcanica dalle inaccessibili pareti verticali, lunga undici chilometri e larga poco più di sei, popolata da milioni di uccelli marini e da nessun essere umano. Si chiama Masafuera, “più lontana”. Spinto da quell’inquietudine che solo certi viaggi riescono a placare, Jonathan Franzen, qualche mese dopo l’uscita di “Libertà”, decide di raggiungere Masafuera e trascorrervi alcuni giorni. Insieme a lui soltanto una tenda, un GPS presto inutile, una copia di Robinson Crusoe e le ceneri di un amico morto suicida. Nella solitudine, non priva di avventurose e quasi mortali complicazioni, Franzen farà i conti con ciò che lega l’isolamento e il romanzo (il genere che insegna “come stare soli”), la modernità tecnologica con la sua valanga di stimoli superflui e la noia quale passaggio indispensabile per trovare se stessi. Ma farà anche i conti con il lutto, la perdita e la necessità, dolorosa, di parlare con i propri fantasmi. Sia che raccontino di animali in pericolo e della minaccia che l’umanità rappresenta per la loro sopravvivenza, di come cellulari, Internet e social network trasformino i rapporti interpersonali, di amici o di maestri, le ventuno riflessioni che compongono “Più lontano ancora”, non importa se in forma di saggio, ricordo autobiografico o reportage, affrontano tutte lo stesso problema di fondo: come rimanere umani.

 

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