Archivi del mese: aprile 2013

La terra e il cielo degli Etruschi

Le nuove scoperte nel campo dell’archeoastronomia hanno individuato una fitta rete di allineamenti stellari in territorio etrusco, a testimonianza di una ricchissima scienza sacra che celebrava le nozze tra terra e cielo, considerati una specchio dell’altro. I luoghi sacri di etruschi e pre-etruschi studiati dagli autori nel dettaglio rivelano una visione cosmologica incentrata sulla natura, ispiratrice di tradizioni magiche custodite da sibille, sacerdotesse e divinità connesse al culto della terra e degli astri. Dall’arte fulgurale all’agrimensura, la civiltà etrusca è stata la fondatrice di un sapere tramandatosi nella storia, di cui i siti archeologici raccontati per la prima volta in questo libro sono testimoni vivi.

Gli autori

Giovanni Feo ha svolto per più di tre decenni un’estensiva ricerca sul campo, incentrata sulla geografia sacra del territorio etrusco e pre-etrusco. Autore rinomato, ha scoperto il tempio astronomico di Poggio Rota e la rete territoriale di allineamenti della valle del Fiora; tiene seminari sulla conoscenza del territorio antico.

Luigi Torlai è astronomo e socio della SIA (Società Italiana di Archeoastronomia). Collabora in attività di divulgazione pubblica e didattica di astronomia.

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Pascoli e Tolkien uniti in nome della fiaba

Pascoli e Tolkien, due autori distanti per luoghi, tempi e cultura, uniti da un progetto comune: riformulare la scrittura epica in chiave moderna a partire dalla lingua antica. È questa l´ipotesi originale e affascinante espressa da Simonetta Bartolini nel suo ultimo saggio, Il "fanciullino" nel bosco di Tolkien (Polistampa, pp. 80, euro). La studiosa, docente di Letteratura italiana e Letterature comparate all´Università Luspio di Roma, già collaboratrice di quotidiani ed emittenti televisive, offre una lettura inedita della poetica pascoliana attraverso il raffronto con quella del romanziere inglese.
Giovanni Pascoli (1855-1912) e John Ronald Reuel Tolkien (1892-1973). Da una parte il poeta italiano nella cui opera la lingua è eletta protagonista assoluta, autore di versi latini nonché del saggio sul Il Fanciullino (1903) che ci fornisce l´interpretazione del suo mondo letterario. Dall´altra lo scrittore inglese, creatore di alcuni dei più celebri e tradotti romanzi fantasy, con una dichiarata passione per l´epica nordica e le leggende arcaiche, anche lui autore di un testo di teoria della letteratura (On fairy-stories, 1939). Le loro vite, pur distanti nel tempo e nella geografia, rivelano curiose analogie e comuni destini. Entrambi professori universitari e studiosi di lingue, specialmente antiche, condivisero alcune fondamentali letture, soprattutto di linguistica anglosassone. Furono tutti e due segnati da lutti in famiglia, che li precipitano in condizioni economiche drammatiche, e condivisero incomprensioni e fraintendimenti da parte della critica e del pubblico pur ottenendo grande successo. Il testo di Simonetta Bartolini propone una lettura comparata fra il Fanciullino pascoliano e il saggio sulle fiabe di Tolkien, pur tenendo presente che tra le due opere corrono quasi quarant´anni. Il risultato è una nuova e inedita interpretazione della poesia pascoliana condotta sul filo della funzione e dell´essenza della fiaba come Tolkien l´ha teorizzata: non più racconto relegato nella "stanza dei bambini", ma struttura moderna, vera epica della contemporaneità da consegnare a un pubblico universale.
9788859612445.jpg Simonetta Bartolini

Il "fanciullino" nel bosco di Tolkien
Pascoli: la fiaba, l´epica e la lingua
Leggere Pascoli in controluce a Tolkien, analizzare il significato del saggio sul Fanciullino (manifesto teorico della sua poesia) comparandolo con il saggio Sulle fiabe del padre degli Hobbit e scoprire che, seppure i due scrittori appartengano a culture, luoghi e tempi diversi, si impegnano in un medesimo progetto: riformulare la scrittura epica in chiave moderna partendo dalla lingua, ricreata, riscoperta, risematizzata, in una parola resuscitata alla vita.
Una lingua antica (eppure attualissima) ripescata dal passato (il latino e gli antichi idiomi rurali per Pascoli, il sistema runico per Tolkien) per allestire una sintassi e un lessico contemporanei, anzi addirittura del futuro, affinché anche il balbettio della modernità possa trasformarsi in grandezza alla maniera antica, senza abdicare a se stessa.
In questo saggio, “eretico” rispetto alla critica tradizionale, Simonetta Bartolini guida il lettore alla riscoperta di Pascoli attraverso Tolkien (e in parte anche alla scoperta del Tolkien più profondo), e scopre che l’autobiografismo funebre fino a oggi considerato elemento fondante della poesia pascoliana è solo un pretesto per alludere ad altro.
I cari defunti che popolano, con il loro seguito di simboli (il nido, il cimitero, gli uccelli, le campane, ecc), le raccolte poetiche maggiori: Myricae, I canti di Castelvecchio, i Poemetti, altro non sono che l’antropomorfizzazione delle parole morte, e delle lingue morte in generale, per l’estinzione delle quali, come scriveva Contini, Pascoli provava altrettanta inquietudine e dolore che per i lutti domestici.
La poesia così attraverso la fiaba, come la teorizzerà nel 1939 Tolkien, che partecipa del mito, si propone come epos, e offre al lettore Ristoro e Consolazione diviene grande epica della contemporaneità di cui Myricae è il paradigma esemplare e le altre raccolte verticali di un’estetica assolutamente inedita.

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