Quegli alti e bassi tra le pagine

Libri

Il fruitore medio fa i suoi acquisti in libreria oppure sui cataloghi di Internet. Intanto l’e-book continua a “correre”

Si legge di più, ma il fatturato del mercato editoriale cala del 4,3%

Da un lato diminuzione del giro d’affari e calo della produzione dei titoli. Dall’altro crescita del fatturato nei canali trade, aumento della lettura di libri e consolidamento del fenomeno e-book. Secondo quanto emerge dal “Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2010” curato dall’Associazione italiana editori (Aie) è un bilancio all’insegna di “luci e ombre” a caratterizzare il comparto dell’editoria italiana dello scorso anno.
«Per il secondo anno consecutivo – segnala il Rapporto – cala il fatturato complessivo, attestandosi sui 3,4 miliardi di euro, con una flessione del 4,3 per cento rispetto al 2008. Ciononostante, continua a far bene il segmento dei libri per ragazzi, che registra un giro d’affari di 155,6 milioni di euro nei canali trade e un aumento del 4 per cento (mezzo punto in più rispetto alla varia, che registra un +3,5 per cento). Cala invece il mercato scolastico e di adozione. Bene anche il canale trade (libreria, grande distribuzione organizzata – GdO -, librerie on line, edicola) che cresce nel 2009 del 3,5 per cento (rispetto all’1,1 per cento del 2008).
Dopo una leggera flessione torna a far registrare un segno positivo la libreria, che continua ad essere il canale d’acquisto privilegiato, valendo 1,1miliardi di euro di giro d’affari e crescendo del 2,5 per cento; ma è quella di catena a mostrare la performance migliore (+4,6 per cento) rispetto a quella a conduzione familiare (+0,6 per cento). La GdO cresce del 3,8 per cento mentre l’edicola conferma i recenti miglioramenti dovuti soprattutto al rinnovamento del canale con la formula del franchising (+2,6 per cento). Cresce inoltre la vendita in occasioni di fiere del libro ma sono le librerie on line, quelle che all’interno del trade registrano la crescita maggiore (+13,9 per cento, 101 milioni di euro).
Ma la diminuzione del giro d’affari complessivo è dovuta in parte anche alle performance minori degli altri canali di vendita: in primo luogo il rateale, che registra un -20,4 per cento rispetto al 2008 ed è pari a 213,4 milioni di euro. Ancora più evidente è poi il crollo dei collezionabili (-31,4 per cento) che oggi valgono 161,1 milioni di euro a conferma di un’ormai raggiunta maturità del prodotto».
Sempre secondo quanto rivela il Rapporto, è sul fronte dei “letori” che arrivano le buone notizie. Basti pensare del resto che nel 2009 i lettori di almeno un libro non scolastico nei dodici mesi precedenti sono saliti a quota 45,1 per cento (+1,1 per cento sul 2008) della popolazione con più di 6 anni di età: quasi 800 mila persone in più rispetto all’anno precedente.
La composizione dei “consumatori” rimane però sempre la stessa: poco meno della metà (il 44,9 per cento) legge fino a tre libri all’anno e solo il 15,2 per cento ne legge uno al mese (in aumento di 2 punti percentuali rispetto al 2008). A sorpresa, poi, sono le fasce infantili e giovanili di popolazione quelle composte dai lettori più forti rispetto alla media: fatto che dimostra come il forte incremento nei tassi di utilizzo delle nuove tecnologie non sia avvenuto a scapito della lettura. Dichiara infatti di leggere «almeno un libro non scolastico il 51,6 per cento dei bambini tra i 6-10 anni, il 64,7 per cento di quelli 11-14 anni (ben 20 punti percentuali in più rispetto alla media nazionale); il 57 per cento dei 15-19enni».
Lo studio rende note anche alcune differenze di “genere”: le donne infatti leggono ancora di più. E se nel 1995 la differenza tra uomini (34,2 per cento) e donne (38,2 per cento) era di 4 punti percentuali, quattordici anni dopo questa distanza è salita a 8 punti percentuali (43,6 per cento contro il 51,6 per cento).
«Nel 2008, ultimo anno di cui si hanno dati definitivi sulla produzione – segnala il Rapporto Aie -, sono stati pubblicati 58.829 titoli, compresi quelli destinati all’adozione scolastica (4.991) e i libri per bambini e ragazzi (4.071). Il 64,3 per cento sono novità (erano il 62 per cento nel 2007)».
Per il secondo anno consecutivo si registra, insomma, un calo nella produzione di titoli (pari allo 0,5 per cento) che, sommandosi all’anno precedente, porta ad un saldo negativo di 2.600 opere in due anni, mentre la tiratura media è di 3.600 copie per titolo, con una diminuzione di circa 200 unità rispetto all’anno precedente. Come precisa l’Associazione degli editori, «l’andamento negativo della produzione riguarda tutti i settori editoriali: dai libri per bambini (-1,8 per cento a titoli, -13,7 per cento a copie) alla varia adulti (-13,7 per cento a titoli e -9,8 per cento a copie) sino al settore educativo scolastico (+1,2 per cento nei titoli ma -5 per cento a copie), quest’ultimo in calo probabilmente per l’accentuarsi dell’effetto della riforma scolastica».
Inoltre alcuni fenomeni si confermano di anno in anno: «Il calo delle opere di reference (da 874 titoli e 4,7milioni di copie nel 2000 si è passati ai 458 titoli e 1,9milioni di copie nel 2008) e l’aumento delle opere di attualità (+15,3 per cento a copie, +95,4 per cento a volume). Le case editrici attive in Italia e che hanno una presenza diffusa e stabile in tutte le librerie del territorio nazionale sono circa 1.600 (sono invece 7.009 le case editrici, anche con un solo titolo, attive); gli addetti della filiera sono circa 36mila».
Ma lo studio di sofferma anche sulle opere di autori stranieri. Continua infatti secondo l’Aie il trend positivo che vede ridursi progressivamente il peso di tali pubblicazioni sul totale della produzione libraria: «Nel 2008 i titoli tradotti erano 10.046, corrispondenti al 20,1 per cento del totale di quelli pubblicati (nel 1997 erano il 24,9 per cento); le copie stampate e distribuite non di autori italiani erano pari al 36,7 per cento (nel 1997 erano il 40,3 per cento). Tra i libri per ragazzi l’incidenza dei volumi stranieri diminuisce dal 51,3 per cento del 2008 al 44,2 per cento del 2009».
Un segnale positivo è dato inoltre dalle coedizioni, che negli ultimi anni coinvolgono sempre più anche enti non propriamente editoriali (musei, fondazioni, ecc.) e segnano un raddoppio dei titoli pubblicati in dieci anni, arrivando a rappresentare l’1,2 per cento del totale dei titoli pubblicati. «Sempre nel 2008, sul totale delle novità di autori italiani pubblicate (39.721), il 9,6 per cento è stato venduto all’estero, la percentuale più alta dal 2001 e in continua crescita. L’export del libro italiano cresce complessivamente del 2,2 per cento sul 2008 per un valore di 42milioni euro». Segnali positivi, qinsomma, che ben testimoniano la migliore capacità degli editori italiani di vendere i loro titoli all’estero e di stare sui mercati internazionali.
«La stima del mercato digitale italiano – spiega lo studio – corrisponde a 364 milioni di euro e comprende il segmento Cd-rom e dvd (264,5 milioni), banche dati e servizi internet (97milioni), audiolibri (0,7 milioni), e-book (1,1 milioni di euro). I titoli di libri elettronici pubblicati nel solo 2009 sono stati 685, per un totale di 2.257 opere disponibili sul mercato. I dati provvisori dell’anno 2010 (aggiornati a settembre 2010) mostrano tuttavia una produzione pari a 945 titoli in soli 9 mesi, raggiungendo così un totale di 3.202 titoli elettronici pubblicati nel nostro Paese».
Del resto, l’ingresso nel segmento di importanti attori editoriali in termini di offerta di contenuti e servizi fa stimare una crescita dell’intero mercato dell’e-book che potrebbe arrivare a coprire per il Natale 2010 lo 0,1 per cento del mercato complessivo (3,440 milioni di euro).
Valentina Noseda – Linea, 9.X.2010.

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