Tre novità dalle Edizioni Besa

consigli ai giovani scrittori Charles Baudelaire

Consigli ai giovani scrittori

In un momento in cui ancora si moltiplicano le cosiddette scuole di scrittura creativa, e di conseguenza anche i libri pieni di “consigli” rivolti a chi vuol cominciare a scrivere, può essere utile rileggere questo agilissimo saggio, tuttora estremamente godibile, a volte deliziosamente insopportabile, disseminato di osservazioni folgoranti e arricchito dalla ben nota, crudele ironia baudelairiana.
L’opera “inattuale” dell’autore dei Fleurs du mal conferma, dopo centocinquant’anni, la sua potente attualità.

Questo libretto, come in generale la stessa vita del suo autore, potrebbe costituire un ottimo esempio di filosofia paradossale, ovviamente quella preferita da Baudelaire, che rivendicò sempre “il diritto di essere assurdo”, fondato sulla coscienza che è la contraddizione che governa l’universo.

tutto questo silenzio Raffaele Taddeo

La ferita di Odisseo

Questo saggio di Raffaele Taddeo costituisce uno studio interessante poiché, se è vero che il tema del ritorno nella letteratura canonica è stato ampiamente studiato in saggi e studi di grande rilievo, meno investigato, anzi del tutto trascurato, è lo stesso tema nella letteratura prodotta da scrittori stranieri, alla luce delle grandi migrazioni intervenute nel mondo globalizzato. L’autore traccia un esaustivo profilo introduttivo, esaminando la storia e la natura dei flussi migratori, rilevando la differenza tra le grandi migrazioni storiche e quelle contemporanee. Stabilito quanto sia importante per lo scrittore migrante preservare la propria identità, si entra quindi nel vivo del tema che dà il titolo allo studio, “il ritorno”, esemplificando attraverso alcune opere “la nostalgia della terra natia”.
tutto questo silenzio Sergio D’Amaro

Romanzo meridionale

Tra la fine dell’Ottocento e il primo trentennio del Novecento centinaia di barconi e di trabaccoli attraversarono l’Adriatico per portare i frutti delle terre affacciate sulle sue sponde verso Venezia, Trieste, la Dalmazia, inoltrandosi via terra fino alle grandi capitali come Vienna, Budapest e Mosca. Venivano commerciati soprattutto arance e limoni, ma anche pece, manna, olio, frutta secca, tartaro di botte, bacche di lauro, in cambio di tessuti pregiati, legno, prodotti artigianali in ferro, vetro, cristallo, ecc. L’epopea commerciale del Gargano si spinse fin negli Stati Uniti, richiamando sulla sua scia, all’esplodere della crisi economica di fine Ottocento, frotte sterminate di emigranti.
Questo libro narra la vita e le speranze di coloro che furono protagonisti e comprimari di quelle vicende, utilizzando uno stile che risente del tragico verismo verghiano e della contaminazione di lingue e di culture giunte alla confluenza tra grande e piccola storia.
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